Il mondo del lavoro cambia. Cambia molto velocemente. E stavo facendo una riflessione su quello che è lo scambio tra domanda e offerta.
In principio c’era il curriculum.
Quando cercavo lavoro, nei primissimi anni 2000, non avendo conoscenze attive in aziende che potessero darmi un lavoro, stampavo un tot di CV, prendevo l’autobus e andavo ogni giorno in una zona differente bussando porta a porta. E giù di presentazioni, porte in faccia, e via andare.
Le forme di “trova lavoro” più longeve sono senz’altro il passaparola e il feedback. In ogni caso erano basati su rapporti personali
Nel 1990, apre la prima Agenzia interinale (che, dopo la legge Biagi, saranno chiamate Agenzie per il Lavoro) anche se per qualche anno resteranno una nicchia, dedicato soprattutto alla gestione legale del caporalato nel triveneto, e nascono anzitutto per l’esigenza di flessibilità di rapporto tra le aziende e i lavoratori. Bastano pochi dati, per essere inserito nel database, e ti assegnano ad un determinato lavoro che a sua volta si è iscritto perché ricerca. Io non so voi, ma pur essendomi iscritto nel 2008, non ho mai ricevuto un solo contatto.
Poi arrivano i trova lavoro online (Indeed, Infojobs, Monster, ecc ecc.). Per mia esperienza, forse hanno funzionato bene per circa 2 anni, ma poi sono state saturate appunto dalle agenzie per il lavoro che si inventano i ruoli più strani ma più probabilmente servono più a creare un database che altro.
Infine irrompe Linkedin. E’un servizio web di rete sociale, gratuito (con servizi opzionali a pagamento), impiegato principalmente per lo sviluppo di contatti professionali. Questo serve in particolar modo per poter arrivare ad analizzare il curriculum di una persona, rendendolo pubblico. Questa è un effettiva rivoluzione, perché inizia a modificare il ruolo dei recruiter, dei cercatori di teste e del trova lavoro più in generale.
Il mondo delle Human Resources è rivoluzionato, ma al tempo stesso affinato. Cosi, ogni azienda, ogni recruiter, ogni cacciatore di teste, cerca tramite categorie, parole chiave, ruoli, ecc ecc. e le aziende possono realmente cercare i collaboratori di cui necessitano. Però, se faccio caso, probabilmente, andare in autobus a consegnare i curriculum non è più l’unica forma per trovare lavoro. La cosa principale, a mio parere sarà quella di curare in maniera quasi maniacale la propria identità digitale per fare in modo che una volta che un recruiter si imbatte nel proprio nome e cognome, escano fuori le notizie più rilevanti e meglio gestite.
Ovviamente, questo appena detto varrà, almeno secondo me, sempre di più, tuttavia essendo un principio di “algoritmo” che premierà gli “ultra profilati“, per ora godiamoci ancora un bel porta a porta come si faceva una volta in cui ci si trova faccia a faccia tra persone. Anche perchè, sempre per quella che è la mia esperienza, siamo un una fase di digitalizzazione ancora primitiva in cui esistono dei “sedicenti recruiter” che sparano nella massa senza andare neanche a cercare di capire con chi stanno parlando.
Ultima mia personalissima valutazione, è che a questo punto, non dovrebbero essere più “colloqui” ma vere e proprie “trattative”: quanto saresti disposto a pagare, per l’altra metà della mela, la tua, quella precisa, quella che ti mancava?
Walter Simonini
