In un post pubblicato mercoledì da Scott Spencer, la società ha ufficializzato il ban dalla piattaforma pubblicitaria #AdSense di circa 200 editori per aver pubblicato continuativamente dei contenuti palesemente falsi.
Google è stata quasi forzata ad operare in tal senso dal momento che è da parecchio tempo che viene criticata sulle modalità con cui gestisce il problema delle notizie false sul web. In passato la compagnia consentiva ai siti di bufale di posizionarsi con una grande priorità negli indici di ricerca, competendo ad armi pari con i siti legittimi. Di recente, la notizia in cui si leggeva che il nuovo Presidente USA Donald Trump aveva vinto il voto popolare è stato un caso eclatante.
Google ha precisato di aver usato le maniere forti su siti che contenevano, nello specifico, le seguenti tipologie di contenuti: annunci che cercavano di ingannare il sistema, annunci ingannevoli, annunci mobile fraudolenti, prodotti illegali, promozioni a fini di lucro di siti pericolosi.
C’è stata però per la prima volta una particolare enfasi sulla categoria delle “fake news”, le notizie false che si dice abbiano appunto favorito Trump nelle elezioni presidenziali USA e che stiano aiutando i partiti populisti ad avere la meglio sulla politica tradizionale.
“Nel 2016 abbiamo notato l’ascesa di siti scandalistici fraudolenti, un nuovo tipo di servizio di scam che cerca di ingannare il nostro sistema fingendo di riportare notizie. Questi servizi si avvantaggiano spesso di argomenti di tendenza – elezioni governative, storie su celebrità popolari – e le loro pubblicità possono sembrare i titoli tipicamente rintracciabili sui siti di notizie. Ma quando la gente clicca sulla storia, ad esempio, che riguarda Ellen DeGeneres e gli alieni, in realtà viene indirizzata ad un sito di vendita di prodotti per la perdita di peso, non verso un sito di notizie. Abbiamo politiche di lunga data che proibiscono gli inserzionisti AdSense di pubblicare banner pubblicitari su siti che aiutano ad ingannare gli altri, come siti in cui compri falsi diplomi o documenti. Nel mese di novembre abbiamo espanso queste politiche introducendo una nuova procedura per contenuti falsi su AdSense, che ci aiuta a prendere provvedimenti contro i proprietari che ingannano la gente con i loro contenuti”.
Spencer ha infine sottolineato che da novembre a dicembre Google ha revisionato circa 550 siti sospettati di presentare contenuti falsi camuffandosi da testate giornalistiche importanti e riprendendone anche lo stile comunicativo:
“Sono stati presi provvedimenti contro 340 fra questi per la violazione nelle nostre politiche, sia per la contraffazione delle notizie che per altre motivazioni, e quasi 200 editori sono stati buttati fuori permanentemente dal nostro network”, si legge sul post.
In complessiva, nel 2016 Google ha eliminato dal suo circuito circa 1,7 miliardi di pubblicità trovate in violazione dei termini aziendali, più del doppio rispetto alle 780 milioni su cui erano stati presi provvedimenti nel 2015. Ma non ci sono solo le bufale nel mirino di di Google: la compagnia ha preso provvedimenti su siti di truffe per la perdita di peso, siti di software non richiesto, pubblicità contenenti malware.
Per quanto riguarda i “tabloid cloacker“, ovvero quei servizi pubblicitari che mostrano banner pubblicitari come se fossero titoli scandalistici di news false, Google ha sospeso ben 1300 account solo nel 2016
