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Fortnite sarà (da ora) la scossa che ci sarebbe servita (da molto tempo)?

“Epic Games ha sfidato il monopolio degli app store. In rappresaglia, Apple ha bloccato Fortinte nel dispositivo di miliardi. Unisciti alla lotta per fermare che il 2020 è diventi il 1984.”

Conoscete Fortnite? E’ un videogioco online, gratuito (ma con acquisti in app) che ha letteralmente spopolato nel pianeta, attraverso il quale il giocatore si collega ad un server e combatte contro altre persone nel mondo, potendo parlare attraverso il microfono, quindi creare squadre e tessere relazioni. Partite brevi e tutt’al più ci si può cambiare la skin (forma) del personaggio, che però avrà sempre le solite agilità (ma c’è un indicatore di livello per notificare a chi lo vede l’esperienza di chi sta dietro al personaggio).

Una delle grandissime novità di questo gioco è che ci si può giocare cross-plattform: cioè l’applicazione esiste per smartphone, computer, console ecc ecc. Quindi, in sostanza chiunque può collegarsi e giocare.

Onestamente poco mi importa dei retroscena che hanno portato a questo tipo di rottura, ma la cosa che mi incuriosisce di più è che stiamo per arrivare alla chiusura del cerchio.

In questo video, infatti, Epic Games lancia un’accusa abbastanza precisa, e cioè quella di tornare al mondo che Orwell aveva dipinto in 1984, pur essendo il mondo dei videogiochi, specialmente quelli online e gratuiti sotto accusa da sempre per la debolezza della normativa del gestire i dati sensibili e quindi, per l’appunto, essere paragonabile ad un grande fratello.

Ma non è neanche questo, il problema, a mio avviso.

Il problema, e ne parlo da anni, è che siamo arrivati ad un bivio in cui si dovrà parlare di ETICA nella tecnologia. E’ giusto parlare di diritto in un videogioco in cui, di fatto, la contropartita per il gioco gratuito sono, per l’appunto, i dati relativi a te, e ai tuoi comportamenti? E’ etico? Inizierà una guerra in cui ci divideremo in 2, non capendo che, di fatto è un po’ la storia del merlo e del corvo, oppure la nostra vita andrà avanti serena, dando poca importanza al problema, aspettando che arrivi il prossimo gioco molto simile a riproporre le medesime problematiche?

Quando inizieranno, i governi, a capire che dobbiamo necessariamente iniziare a parlare di gestione della globalizzazione e non di essere favorevoli o contrari? La globalizzazione è un processo, non una decisione. Quando, i grandi player di mercato tech, avranno un loro “campo di gioco” che, se pur planetario, ne può definire diritti e doveri nel rispetto dei diritti delle persone?

Chi vi scrive, è molto molto attratto dal mondo tech, e adora il concetto dei market di Amazon totalmente informatizzati, ma d’altro canto, ci dovrebbe essere il sacrosanto diritto di poter usufruire ai servizi e ai prodotti per restare in linea con il mondo che ci circonda, rispettando la propria privacy.

Intanto, nel video allegato, vi ho voluto dimostrare come con un buon renderista, una musica in sottofondo, un buon storytelling ma soprattutto con una buona tempistica, si può passare direttamente alla ragione, mirando il proprio target.

La cultura e la “controcultura”, sono già arrivate a toccarsi la mano?

Ma questa, ovviamente, come sempre, è solo la mia modesta opinione.

A tal proposito, vi allego un video che parla di Singapore, se volete approfondire la “scalabilità” dell’informatizzazione….
http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-451c9363-3223-4a42-a0d5-5f2745a8f15d.html

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