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Il mondo del lavoro. Un paio di riflessioni.

Il mondo del lavoro è uno dei temi più spinosi che c’è ora in Italia.
Dal basso della mia modesta opinione, però a mio avviso ci siamo incancreniti su risposte a domande che ormai sono addirittura passate.

Non siamo in un libro in cui è sbagliata la storia, siamo in un libro in cui è sbagliato il sistema di riferimento: è vero che il mondo del lavoro è cambiato, ma sono cambiati anche i confini.
Secondo me, la vera sfida non è quella di prendere in considerazione il cambiamento del lavoro, ma quella di prendere in considerazione il cambiamento del setting: perché ci siamo fissati sul fatto che in Italia non c’è lavoro, quando con lo stesso tempo in cui persone che conosco andavano a lavorare a 100 km di distanza ora si può arrivare a Londra, ad Amsterdam, a Praga? A Londra c’è lavoro? Ad Amsterdam? Bene, se la risposta è “si”, allora credo che la vera sfida sia fare in modo che chi si affaccia al mondo del lavoro oggi, possa avere la possibilità di andare a lavorare nella City o a Dublino durante la settimana per poi tornare a casa nel fine settimana (o addirittura in giornata) senza incappare in tutti i problemi burocratici che si sono (tassazione, pensione, costi di spostamento ecc ecc).

Il vero problema è che siamo pronti a chiamarla “fuga di cervelli”, senza neanche pensare che è una cosa naturale. E credo che questo risolverebbe anche il problema della poca esperienza Internazionale delle nostre aziende.

Ricordatevi sempre che il mondo è sempre il solito, ma le distanze si sono accorciate. Di parecchio.

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